Noleggio auto da record in Italia, ma le regole europee sull'elettrico rischiano di far saltare tutto

Il noleggio cresce forte, ma fiscalità penalizzante e quote obbligatorie di BEV imposte da Bruxelles potrebbero trasformare un successo in un problema
Noleggio auto da record in Italia, ma le regole europee sull'elettrico rischiano di far saltare tutto

Luca TalottaLuca Talotta

Pubblicato il 5 maggio 2026, 17:27

La bomba normativa: 45% di elettrico obbligatorio al 2030

Ed è qui che il quadro idilliaco si incrina. Perché sul settore del noleggio incombe una proposta europea che ANIASA definisce senza mezzi termini un rischio sistemico: l'obbligo di immatricolare il 45% di veicoli elettrici entro il 2030 e l'80% entro il 2035 per le flotte aziendali e le società di noleggio.

Il Presidente ANIASA Italo Folonari non usa giri di parole: se queste quote venissero recepite rigidamente nell'ordinamento italiano, gli effetti potrebbero essere paradossali. Le aziende di noleggio, costrette ad acquistare auto elettriche a prezzi significativamente più alti rispetto ai modelli termici equivalenti, e alle prese con un'infrastruttura di ricarica ancora largamente insufficiente — specialmente nelle aree turistiche e nei centri minori — potrebbero scegliere di rinviare o ridurre il rinnovo delle flotte.

Il risultato? Meno auto nuove sul mercato, flotte più vecchie, un parco circolante più anziano e inquinante. Esattamente l'opposto di ciò che la normativa vorrebbe ottenere. Con effetti collaterali preoccupanti anche sul turismo: un viaggiatore che noleggia un'auto in un aeroporto del Sud Italia e deve spostarsi tra borghi e aree interne non può fare affidamento su una rete di colonnine che, in molte province, è ancora poco più che un'astrazione.

C'è poi il rischio, segnalato esplicitamente da ANIASA, di un ritorno al rimborso chilometrico per i dipendenti aziendali — con veicoli privati datati, consumo di carburante opaco e potenziali forme di evasione fiscale — in sostituzione delle flotte aziendali in noleggio. Un passo indietro che annullerebbe anni di progressi nella gestione trasparente e sostenibile della mobilità d'impresa.

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