MercatoLa crisi dell’auto sta colpendo i grandi brand che pensavamo fossero delle corazzate e che invece adesso si rivelano dei giganti con i piedi di argilla. Negli ultimi anni le Case auto tedesche di fascia premium hanno rassicurato gli investitori sulla situazione economica affermando che la minore domanda in Cina, la transizione verso le vetture elettriche più lenta del previsto el’aumento delle tensioni commerciali a causa di guerre e dazi rappresentavano “battute d’arresto” temporanee e ciciliche, gestibili senza stravolgere ilmodello di business che genrava alcuni dei profitti più elevati del settore automotive.
Ma ora questo non è non è più la verità. Da metà giugno, BMW e Porsche hanno messo in guardia gli investitori sulle difficoltà di redditività che, secondo gli analisti, riflettono le pressioni che i produttori europei, esposti in modo simile ai dazi doganali di Cina e Stati Uniti, si trovano ad affrontare. L'allarme sui profitti lanciato da BMW ha colto di sorpresa gli investitori, spingendo gli analisti a chiedersi se le case automobilistiche premium tedesche siano costrette a ripensare la loro strategia incentrata sull'esportazione, che per decenni si è basata sulla progettazione e produzione di veicoli in patria, generando profitti enormi in Cina.
Più problematica la situazione del Gruppo Volkswagen con l’AD Oliver Blume che ha dichiarato che punta a tagliare fino a 100.000 posti di lavoro nell’intero Gruppo e ad interrompere la produzione in quattro stabilimenti tedeschi.Il marchio principale del gruppo, Volkswagen, e gli stabilimenti di produzione di componenti verrebbero scorporati dalla struttura attuale e incorporati in entità separate. Quello più sotto indagine eè il marchio VW che ha a lungo sofferto di una bassa redditività anche a causa della scelta del passaggio al tutto elettrico. Blume intende chiudere gli stabilimenti di Hannover, Zwickau ed Emden, nonché uno stabilimento Audi a Neckarsulm, ridurre gli investimenti di circa il 15%, portandoli a poco più di 130 miliardi di euro nell'arco di cinque anni. La produzione verrebbe interrotta una volta che i modelli attualmente prodotti in questi siti tedeschi saranno stati dismessi. La strategia prevede anche una riduzione dei costi generali di 11 miliardi di euro entro la fine del decennio. All’interno del complicato sistema di azionisti del Gruppo VW c’è chi ha lanciato la proposta di portare il Germania le produzioni attuali dei brand del gruppo attualmente in Cina. Proposta fattibile?
Intanto tra Europa e Cina la discussione sui dazi si fa sempre più accesa. La UE vorrebbe tassare tutte le auto cinesi ma di contro il governo di Pechino farebbe altrettanto. Vediamo cosa accadrà. Ma per la UE c’è anche un’altro tema sempre legato ai dazi. Renault, Stellantis, Toyota e Ford oltre ad altre importanti case automobilistiche europee hanno investito moltissimo per realizzare stabilire produttivi a basso costo in Marocco e Turchia. Le norme proposte dall'UE sul contenuto locale "Made in Europe" potrebbero annullare parte di questo vantaggio economico imponenedo dei dazi. Le case hanno fatto la proposta che i Paesi con accordi commerciali favorevoli con l'Europa, come il Marocco e la Turchia, sarebbero considerati parte dell'Europa. Altri Paesi che potrebbero essere inclusi sono il Regno Unito, la Corea del Sud e il Giappone. In questo modo se il 70% della produzione e del venduto della Casa è in Europa non si dovrebbero imporre dazi a vetture realizzate in questi Paesi. Passerà questa richiesta alla UE?
4 giorni fa