Guida autonoma, test a Milano con il nodo privacy
Luca Talotta
Pubblicato il 21 settembre 2026, 11:43
La guida autonoma a Milano entra in una nuova fase con l'avvio dei test su strada aperta di veicoli di livello 4 e 5. Un passaggio importante per una tecnologia destinata, almeno nelle intenzioni, a cambiare profondamente la mobilità urbana.
Non si parla soltanto di robotaxi: tra le applicazioni allo studio figurano anche navette verso ospedali, scuole e luoghi culturali, pensate in particolare per anziani, persone con disabilità e altre categorie fragili. Ma la crescente capacità tecnologica delle automobili apre un secondo fronte: che cosa succede ai dati raccolti durante ogni viaggio?
Guida autonoma, perché i dati diventano centrali
Un'auto capace di muoversi senza l'intervento diretto del conducente deve necessariamente osservare ciò che accade intorno a sé. Sensori, telecamere e sistemi digitali elaborano continuamente informazioni necessarie al funzionamento del veicolo.
Secondo Francesco Conti, avvocato e Partner di Solving intervistato da Adnkronos, il problema giuridico va però oltre le regole relative alla circolazione. «Questi veicoli non solo raccoglieranno in modo continuo dati di geolocalizzazione, immagini e informazioni sui passeggeri, spesso pazienti o minori, ma saranno anche in grado di dedurre molti altri dati, quali abitudini di vita o addirittura eventuali patologie più o meno croniche», sottolinea Conti.
È proprio questo uno degli aspetti più delicati. La quantità di informazioni potenzialmente generata da un veicolo autonomo può essere enorme, soprattutto quando il servizio interessa strutture sanitarie, scuole oppure utenti vulnerabili.
Continua a leggere per scoprire tutto sul progetto guida autonoma a Milano
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