Il Calendario Pirelli 2027 racconta l’India: rivoluzione dietro l’obiettivo

Per la prima volta il calendario nasce dal lavoro di tre fotografi. L’India diventa protagonista di un’edizione che unisce tradizione, cultura e nuovi linguaggi visivi.
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Luca TalottaLuca Talotta

Pubblicato il 7 agosto 2026, 22:10

Il Calendario Pirelli 2027 apre un nuovo capitolo nella storia del celebre progetto editoriale del marchio italiano. Dopo oltre sessant’anni di evoluzione, il Cal sceglie infatti di dedicare un’intera edizione all’India, trasformando il Paese asiatico non soltanto nello sfondo delle fotografie, ma nel vero protagonista del racconto.

Si tratta di una scelta senza precedenti che conferma come il Calendario Pirelli continui a essere uno degli strumenti di comunicazione più prestigiosi dell’automotive mondiale, capace di anticipare tendenze culturali e artistiche ben oltre il settore delle automobili.

Tre fotografi per un solo racconto

La grande novità dell’edizione 2027 è rappresentata dalla presenza, per la prima volta nella storia del Calendario Pirelli, di tre fotografi.

Il progetto era nato dall’incontro tra il fotografo norvegese Sølve Sundsbø e il maestro della fotografia indiana Raghu Rai, considerato uno dei più grandi reporter contemporanei. Dopo la scomparsa di Rai, avvenuta durante la lavorazione del progetto, il lavoro è stato portato a termine dalla figlia Avani Rai, che ha raccolto l’eredità artistica del padre mantenendone intatta la visione.

Una scelta che rende il Calendario 2027 ancora più significativo, trasformandolo anche in un omaggio a uno dei fotografi più influenti dell’India

L’India vista da due prospettive

L’idea alla base del progetto nasce da una riflessione di Sundsbø. Il fotografo ha spiegato di non aver ritenuto corretto raccontare da solo un Paese così vasto e complesso, scegliendo quindi di affiancare al proprio sguardo occidentale quello autentico di Raghu Rai. Ne è nato un dialogo fotografico in cui convivono due linguaggi differenti: da una parte la ricerca estetica e la cura della luce tipiche di Sundsbø, dall’altra il taglio documentaristico e profondamente umano della scuola fotografica indiana.

Dopo la scomparsa del padre, Avani Rai ha completato il progetto seguendo lo stesso approccio, raccontando di aver vissuto questa esperienza come un modo per continuare a osservare il mondo attraverso il suo sguardo.

Continua a leggere per conoscere il cast

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