Stellantis, anche i sindacati aspettano il nuovo piano industriale

Rispetto agli impegni assunti con il Piano Italia c'è un futuro della produzione italiana tutto da definire, tra impegni da confermare e nuovi investimenti
Stellantis, anche i sindacati aspettano il nuovo piano industriale

Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 15 maggio 2026, 17:48

L’attesa dell’investor Day Stellantis del prossimo 21 maggio è l’attesa per conoscere il nuovo piano industriale definito da Antonio Filosa, a un anno dalla nomina ad amministratore delegato del Gruppo. Gli effetti strategici su alcuni marchi sono già evidenti, con il riposizionamento sull’elettrico, l’ampliamento di un’offerta di modelli entry level benzina nei segmenti di mercato dove maggiore è la pressione del fattore prezzo.

Molto altro andrà definito, specialmente per marchi cruciali come Alfa Romeo e Maserati, insieme al contesto produttivo. I cospicui investimenti annunciati in Nord America affiancano un quadro europeo nel quale, dal precedente Piano Italia di fine 2024, gli impianti nazionali hanno registrato la sostanziale novità dell’assegnazione di un modello a Pomigliano d’Arco su piattaforma STLA Small e la ripartenza di Mirafiori con la produzione della 500 Hybrid.

Su questi punti si inseriscono le ultime mosse che hanno interessato i siti produttivi spagnoli con il rafforzamento della collaborazione con Leapmotor, mentre sullo sfondo si registrano le voci di un interessamento generale e sempre attuale di Byd sugli impianti produttivi europei sottoutilizzati dai costruttori continentali. In aggiunta, le ricorrenti voci su collaborazioni con marchi cinesi per quanto riguarda Maserati.

Un Piano di sviluppo della produzione italiana

Il contesto attende il 21 maggio per conoscere il piano industriale aggiornato, che porterà al 2030 e oltre. Una strategia sulla quale i sindacati chiedono un impegno preciso e solido per gli stabilimenti italiani. Arriva dal coordinamento FIM-Cisl Gruppo Stellantis la richiesta di “una svolta per lo sviluppo, nuovi investimenti e modelli, garanzie su stabilimenti e occupazione. Il Coordinamento, esprimendo preoccupazione per la situazione che stanno vivendo in particolare alcuni siti del Gruppo e dell’indotto nel nostro Paese, ritiene necessario che Stellantis presenti un Piano che rappresenti una svolta concreta e positiva e riconfermi l’importanza dell’Italia nella strategia del Gruppo. Questa dovrà trovare conferma nell’impegno a non chiudere stabilimenti, attività produttive e altre attività di Enti, e a non ricorrere a licenziamenti e riduzioni occupazionali unilaterali”.

In concreto, la linea della FIM-CISL sul dossier Stellantis è di confermare in Italia la progettazione e ricerca sui modelli dei marchi nazionali, insieme alla produzione dei veicoli commerciali. In aggiunta, assegnare lo sviluppo e produzione dei futuri motori in Italia e confermare la produzione europea di Jeep negli impianti nazionali. Tra le motorizzazioni in prospettiva più attese, che dovranno trovare “casa”, vi è il propulsore delle nuove Stelvio e Giulia, oltre all’inedito full hybrid presentato nel 2025 negli Stati Uniti e destinato all’introduzione anche in Europa.

A Termoli i nuovi motori GSE

Capitolo motorizzazioni sul quale FIM-CISL chiede l’assegnazione del Global Small Engine Euro 7 a Termoli. A Mirafiori le richieste sono dell’assegnazione di un nuovo modello, che risponda ai requisiti per le auto made in Europe (elettriche, sotto i 4,20 metri e dal prezzo inferiore a 20 mila euro). Requisiti peraltro in piena fase di discussione tra Bruxelles e industria. Sempre a Mirafiori si chiede la produzione in anticipo della nuova generazione di 500, inizialmente prospettata per il 2030. A Cassino, invece, polo delle Alfa Romeo e Maserati Grecale, tra le richieste c’è “l’annuncio di un piano di risalita occupazionale coerente con la tempistica dell’attività produttiva”.

Desiderata da verificare alla luce della nuova strategia del Gruppo.

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