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Yangwang U9 Xtreme, la cinese che costa più di una Ferrari

Luca Talotta
Pubblicato il 5 maggio 2026, 08:22
Perché l’Europa non deve sottovalutare il segnale
Per l’industria europea, la notizia è un avvertimento ma non una condanna. La tradizione dell’auto sportiva europea resta un patrimonio enorme, fatto di marchi, competenze, circuiti, carrozzerie, cultura meccanica e clientela fidelizzata. Nessuna hypercar cinese, per quanto potente, può cancellare in pochi anni decenni di storia.
Allo stesso tempo, sarebbe un errore liquidare la Yangwang U9 Xtreme come una provocazione esotica. Le auto cinesi stanno evolvendo molto rapidamente e il segmento premium è uno degli obiettivi più delicati. Se i costruttori europei perdessero il controllo della narrazione tecnologica, il rischio non sarebbe solo commerciale, ma culturale: vedere spostarsi altrove l’idea stessa di innovazione automobilistica.
Difendere il settore auto europeo significa riconoscere il valore della sua identità, ma anche pretendere investimenti più rapidi, regole più stabili e una strategia industriale meno incerta. La competizione con la Cina non si vince solo con i dazi o con il richiamo alla tradizione. Si vince con prodotti desiderabili, filiere forti, software competitivo e una politica che non tratti l’automobile come un problema da comprimere, ma come una leva industriale da proteggere.
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