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Milano Moves, l'assurdo piano anti auto che rischia di complicare la città
Il progetto punta su bici e pedoni con oltre 500 km di ciclabili, ma ridurre l’auto senza alternative concrete rischia di penalizzare la mobilità urbana e quotidiana degli automobilisti.

Luca Talotta
Pubblicato il 14 aprile 2026, 15:30
La parola chiave è già nel nome del progetto, ma il punto vero è un altro: Milano Möves non è soltanto un piano sulla mobilità attiva, è l’ennesimo tassello di una strategia urbana che continua a togliere spazio all’auto privata considerandola quasi un problema in sé. Il Comune di Milano lo ha presentato a Palazzo Marino come uno strumento organico per rafforzare spostamenti a piedi e in bicicletta, mettendo in fila opere già avviate e nuovi interventi. I numeri sono ambiziosi: una rete ciclabile portante da 565 chilometri, quasi duecento spazi pubblici da ripensare, oltre cento ambiti scolastici da riqualificare e centinaia di chilometri di percorsi pedonali da sistemare. Dati che raccontano una visione precisa, ma che aprono anche una domanda legittima: davvero si può comprimere ancora il ruolo dell’auto in una metropoli che, per lavoro, famiglia, logistica e tempi di vita, continua ad averne bisogno?
Il piano nasce con l’obiettivo dichiarato di rendere la città «più vicina, sicura e vivibile», ma la sensazione è che a Milano si continui a lavorare soprattutto sul lato restrittivo della mobilità, mentre quello delle alternative reali resta incompleto. Lo stesso dossier riconosce che circa il 46% della rete ciclabile principale è oggi realizzato, ma in modo ancora frammentato, con diversi punti critici da risolvere. È proprio qui che si concentra Möves, provando a ricucire i collegamenti e a dare continuità agli itinerari. Il problema, però, è che questa continuità per le bici rischia di coincidere con una nuova discontinuità per chi usa l’auto ogni giorno, magari non per scelta ideologica ma per necessità concreta.
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