Chilometraggi truccati, le auto più a rischio nell’usato

Contachilometri manomessi e importazioni senza dati condivisi: quali modelli sono più esposti e come difendersi nel mercato delle auto usate

Chilometraggi truccati, le auto più a rischio nell’usato
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Luca TalottaLuca Talotta

Pubblicato il 20 febbraio 2026, 06:23

I chilometraggi truccati restano una delle principali insidie del mercato dell’auto usata in Italia. Un fenomeno che mina la fiducia dei consumatori e altera la trasparenza di un comparto strategico per la mobilità nazionale. Nel nostro Paese, dove le immatricolazioni di seconda mano superano di gran lunga quelle del nuovo, la manomissione del contachilometri rappresenta un rischio concreto, con conseguenze economiche e tecniche spesso sottovalutate.

Ridurre artificialmente i chilometri percorsi significa aumentare il valore percepito di un veicolo, facendolo apparire più “giovane” e meno usurato. Il risultato è un prezzo di vendita più alto rispetto alle reali condizioni del mezzo. Ma il danno non si limita alla trattativa: chi acquista può trovarsi ad affrontare manutenzioni impreviste, componenti meccaniche già oltre il ciclo di vita e una svalutazione futura inevitabile.

Chilometraggi truccati: i modelli più colpiti

Un’analisi condotta da carVertical sui report richiesti dagli utenti nel corso del 2025 fotografa una situazione preoccupante. Tra i modelli più soggetti a manipolazione del contachilometri spicca la Renault Megane, con il 5,7% degli esemplari controllati che presentava discrepanze nei dati. In media, su questo modello sarebbero stati sottratti oltre 40.000 chilometri.

Segue la BMW Serie 3, con una percentuale del 5,1% e una riduzione media di ben 85.677 chilometri. Poco distante la Peugeot 3008, con il 4,7% dei casi e una sottrazione media di 75.407 chilometri.

Non sempre, però, il modello più “colpito” in termini percentuali è quello con i tagli più consistenti. Guardando alla media delle riduzioni chilometriche più elevate, il primato spetta alla Mercedes-Benz Classe E, con una diminuzione media di 116.907 chilometri. Seguono la BMW Serie 5, con 96.585 chilometri in meno, e il Fiat Ducato, con una sottrazione media di 96.568 chilometri.

Numeri che evidenziano come il fenomeno non riguardi solo utilitarie o modelli di grande diffusione, ma anche berline di fascia medio-alta e veicoli commerciali.

Importazioni e dati non condivisi

Una delle cause principali della diffusione dei chilometraggi truccati è il commercio transfrontaliero. Molte vetture vengono importate da altri Paesi europei e, proprio durante il passaggio di frontiera o nei passaggi intermedi, avviene la manomissione del contachilometri.

Il problema strutturale è l’assenza di un sistema integrato europeo di scambio dati sui veicoli. Le informazioni storiche restano spesso nei database delle singole autorità nazionali o di operatori privati, rendendo difficile una verifica incrociata completa al momento dell’immatricolazione in Italia.

Questo vuoto informativo espone i consumatori a un rischio elevato. Senza un accesso semplice e standardizzato ai dati pregressi – revisioni, interventi in officina, passaggi di proprietà – diventa complicato accertare la reale storia del veicolo.

Non mancano, tuttavia, segnali più rassicuranti. Alcuni modelli risultano meno esposti alle manipolazioni: l’Audi A4 presenta una percentuale di irregolarità del 2,97%, mentre la Opel Corsa si attesta al 2,98% e l’Alfa Romeo Giulietta intorno al 3%. Percentuali inferiori, ma che non azzerano il rischio.

Impatto economico e tutela del consumatore

Il danno da chilometraggio alterato non è solo immediato. Un’auto con percorrenza falsificata può nascondere usura su distribuzione, frizione, turbina o componenti elettroniche. Interventi che possono tradursi in migliaia di euro di spese non previste.

Inoltre, nel momento in cui l’incongruenza viene scoperta – magari in fase di rivendita – il valore dell’auto crolla. Il proprietario si trova così a pagare due volte: prima in fase di acquisto, poi in fase di dismissione.

Difendere il mercato dell’usato significa rafforzarne la credibilità. Il settore rappresenta un pilastro della mobilità italiana, consentendo a milioni di famiglie di accedere a un’auto a costi più contenuti rispetto al nuovo. Ma senza trasparenza, la fiducia rischia di erodersi.

La soluzione passa da più fronti: maggiore cooperazione europea sui dati, controlli più efficaci e una cultura dell’acquisto consapevole. Prima di firmare un contratto, richiedere un report storico del veicolo, verificare la coerenza tra chilometraggio dichiarato e stato d’usura e controllare la documentazione delle revisioni sono passaggi fondamentali.

chilometraggi truccati non sono un destino inevitabile per il mercato dell’usato. Con strumenti adeguati e una maggiore integrazione delle informazioni, il settore può continuare a crescere garantendo sicurezza e correttezza. Perché un’auto usata deve rappresentare un’opportunità, non un’incognita.

 

 

 

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