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Auto modificate, cambia l’articolo 78 del Codice della Strada
La riforma punta a semplificare le procedure per componenti omologati: meno burocrazia, più responsabilità alle officine e nuovo impulso all’aftermarket

Luca Talotta
Pubblicato il 19 febbraio 2026, 23:19
Auto modificate e meno attese alla Motorizzazione: è questo il cuore della proposta di legge che interviene sull’articolo 78 del Codice della Strada, con l’obiettivo dichiarato di snellire le procedure quando le modifiche riguardano componenti già omologati. Una riforma che, se approvata definitivamente, potrebbe cambiare in modo significativo il rapporto tra automobilisti, officine e pubblica amministrazione, incidendo anche su un comparto industriale strategico come l’aftermarket.
Il testo, identificato come proposta AC 2201 e presentato dall’onorevole Riccardo Augusto Marchetti, è stato incardinato in Commissione Trasporti alla Camera e punta a introdurre una serie di correttivi mirati, senza mettere in discussione i requisiti di sicurezza. L’idea di fondo è chiara: sburocratizzare senza deregolamentare.
Articolo 78 e modifiche auto: cosa prevede la riforma
Oggi l’articolo 78 del Codice della Strada impone che ogni modifica alle caratteristiche costruttive o funzionali di un veicolo venga sottoposta a “visita e prova” presso gli uffici della Motorizzazione Civile. Questo vale anche per interventi che riguardano componenti aftermarket già dotati di omologazione europea: sospensioni, scarichi sportivi, cerchi in lega, fari, dispositivi di sicurezza.
Il paradosso è evidente: un componente certificato come conforme in uno Stato membro dell’Unione europea richiede comunque in Italia un iter lungo e spesso costoso. Le tempistiche possono superare diversi mesi, in alcuni casi arrivando a un anno, con ripercussioni non solo sugli appassionati ma anche sui professionisti.
La proposta di riforma introduce quattro nuovi commi all’articolo 78, delineando un percorso alternativo per i componenti già omologati in Italia o in un altro Paese UE. In questi casi, non sarebbe più necessaria la tradizionale visita e prova presso la Motorizzazione, ma una verifica più snella della corretta installazione.
Un cambiamento tecnico che, nelle intenzioni del legislatore, non riduce i controlli sulla sicurezza, ma li rende più coerenti con il principio del mutuo riconoscimento europeo.
Officine autorizzate protagoniste
La vera novità riguarda i soggetti chiamati a effettuare le verifiche. La proposta prevede che, previa iscrizione in un apposito registro, possano occuparsene officine di autoriparazione specializzate in meccatronica, carrozzeria e gommistica, oltre a concessionarie che svolgono attività di riparazione e a enti privati autorizzati.
In pratica, una parte delle competenze oggi concentrate sulla Motorizzazione verrebbe redistribuita a soggetti qualificati del settore. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dovrebbe poi emanare un decreto attuativo per definire requisiti tecnici, professionali, caratteristiche minime delle attrezzature e modalità di iscrizione al registro.
Dal punto di vista del sistema, il beneficio atteso è duplice. Da un lato, alleggerire il carico amministrativo degli uffici pubblici; dall’altro, valorizzare le competenze delle officine, responsabilizzandole su un fronte delicato come quello delle modifiche strutturali e funzionali dei veicoli.
Per il comparto automotive si tratta di un passaggio non banale. In un momento storico segnato dalla transizione energetica e dall’evoluzione tecnologica dei veicoli, riconoscere un ruolo più centrale agli operatori qualificati significa anche rafforzare la filiera.
Aftermarket e sicurezza: equilibrio necessario
Il settore dell’aftermarket automobilistico vale miliardi di euro e coinvolge migliaia di imprese e lavoratori. Tuttavia, l’attuale impianto normativo è stato spesso percepito come un freno allo sviluppo del comparto, spingendo talvolta alcuni automobilisti a circolare con modifiche non dichiarate pur di evitare lungaggini burocratiche.
La riforma mira a ribaltare questa logica: facilitare le procedure per componenti certificati dovrebbe incentivare l’uso di prodotti omologati e installati a regola d’arte, riducendo il rischio di interventi improvvisati o irregolari. In questo senso, la semplificazione può diventare anche uno strumento di maggiore conformità.
Un ambito particolarmente sensibile è quello dei veicoli adattati per il trasporto di persone con disabilità. Le modifiche strutturali necessarie per l’accessibilità possono oggi restare bloccate per mesi in attesa di autorizzazione. Una procedura più rapida, a parità di sicurezza, avrebbe un impatto sociale significativo.
Naturalmente, il punto cruciale sarà l’equilibrio tra snellimento delle procedure e mantenimento degli standard di sicurezza. Il principio non è quello di liberalizzare indiscriminatamente, ma di evitare duplicazioni di controlli quando esiste già un’omologazione riconosciuta a livello europeo.
Iter parlamentare e prospettive
La proposta dovrà ora affrontare l’esame in Commissione Trasporti e acquisire i pareri delle commissioni competenti, tra cui Affari costituzionali, Bilancio, Attività produttive e Politiche dell’Unione europea. Il testo include una clausola di invarianza finanziaria: le nuove disposizioni dovranno essere attuate senza nuovi o maggiori oneri per lo Stato.
Molto dipenderà dal decreto attuativo del Ministero, che dovrà tradurre i principi generali in regole operative chiare. Sarà fondamentale definire criteri trasparenti per l’iscrizione al registro delle officine e per i controlli successivi.
Se la riforma andrà a regime, migliaia di automobilisti e professionisti potrebbero beneficiare di un sistema più rapido e coerente con gli standard europei. Per il settore automotive italiano, spesso chiamato a confrontarsi con normative complesse e tempi amministrativi dilatati, sarebbe un segnale importante.
Difendere il comparto non significa chiedere meno regole, ma regole più efficienti. In questo senso, la revisione dell’articolo 78 può rappresentare un passo verso una modernizzazione del quadro normativo, capace di coniugare sicurezza, competitività e sviluppo industriale.
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