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Automotive 2026: cinque tendenze chiave che stanno cambiando il settore
Dall’elettrificazione alla digitalizzazione, passando per nuovi equilibri globali e modelli di business, il comparto auto si prepara a una trasformazione profonda e strutturale

Luca Talotta
Pubblicato il 9 febbraio 2026, 10:24
Il settore automotive sta attraversando una delle fasi più complesse e decisive della sua storia recente. Pressioni normative sempre più stringenti, trasformazioni tecnologiche accelerate e un contesto economico globale instabile stanno obbligando costruttori e fornitori a rivedere strategie, investimenti e modelli industriali. Non si tratta più di una semplice evoluzione tecnologica, ma di una vera riprogettazione del sistema auto, che coinvolge produzione, materiali, software e rapporto con il cliente.
Secondo l’analisi di Lectra, realtà internazionale specializzata in soluzioni per l’Industria 4.0 applicata anche all’automotive, entro il 2026 emergeranno cinque direttrici strategiche destinate a ridisegnare l’intero comparto. Non solo sfide, ma anche opportunità concrete per un settore che, nonostante le difficoltà, resta uno dei pilastri dell’economia industriale europea e globale.
Un settore che si ricalibra tra vincoli e nuove regole
Dopo il rimbalzo successivo alla pandemia, la crescita del mercato automobilistico mondiale ha rallentato in modo evidente. Inflazione, tassi di interesse elevati, tensioni geopolitiche e instabilità politica stanno incidendo sulle scelte di investimento e sulla domanda. In Europa, inoltre, il dibattito sulla fine dei motori a combustione interna continua a generare incertezza lungo tutta la filiera.
Il percorso verso il 2035, inizialmente tracciato come uno stop totale alle emissioni, è stato parzialmente ricalibrato con l’ipotesi di una riduzione del 90% anziché del 100%. Una correzione che da un lato alleggerisce la pressione immediata, ma dall’altro non elimina i dubbi su accessibilità dei veicoli, sostenibilità economica e pianificazione industriale di lungo periodo. Più che una crisi, il comparto vive una fase di assestamento strutturale, nella quale la capacità di adattamento diventa un fattore competitivo decisivo.
Il peso crescente della Cina negli equilibri globali
Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda il ruolo della Cina. Il Paese asiatico ha accelerato con decisione sulla mobilità elettrica, costruendo un ecosistema industriale integrato che oggi consente ai costruttori locali di competere sui mercati internazionali con prodotti tecnologicamente avanzati e prezzi aggressivi. Le esportazioni cinesi rappresentano ormai una quota rilevante della produzione complessiva, con una presenza in forte crescita anche in Europa.
Parallelamente, il mercato interno cinese sta vivendo una fase di consolidamento: la riduzione dei sussidi pubblici e la pressione sui margini stanno portando a fusioni, ristrutturazioni e all’uscita dal mercato degli operatori meno solidi. Negli Stati Uniti, invece, la strada resta sostanzialmente sbarrata ai veicoli cinesi a causa di dazi molto elevati, che riducono al minimo le importazioni dirette.
Questo scenario sta favorendo la nascita di modelli industriali ibridi, con progettazione, produzione e assemblaggio distribuiti tra Asia ed Europa. Una dinamica che cambia le logiche tradizionali della catena del valore e impone ai costruttori occidentali una riflessione strategica sul posizionamento futuro.
Elettrificazione, materiali sostenibili e nuove normative
La transizione verso l’auto elettrica procede a velocità diverse nei vari mercati, ma appare ormai irreversibile. Accanto all’elettrificazione, cresce l’attenzione verso materiali leggeri, riciclati o di origine alternativa, come alluminio, compositi avanzati, plastiche riciclate e rivestimenti sostenibili.
In Europa, le politiche sull’economia circolare introducono obiettivi vincolanti per i veicoli immessi sul mercato, indipendentemente dal luogo di produzione. L’utilizzo di plastica riciclata dovrà aumentare progressivamente, mentre strumenti come il passaporto digitale di prodotto diventeranno essenziali per garantire tracciabilità e trasparenza, a partire dalle batterie dei veicoli elettrici.
In questo contesto, la sostenibilità non è più solo un obbligo normativo o un tema reputazionale. Sta diventando una leva industriale e competitiva, capace di ridurre sprechi, ottimizzare l’uso delle risorse e rafforzare il valore del brand. Le aziende che sapranno integrare innovazione tecnologica e responsabilità ambientale senza compromettere i margini avranno un vantaggio concreto nel medio periodo.
Digitalizzazione e Industria 4.0 come fattore critico
La trasformazione digitale delle fabbriche e delle supply chain rappresenta uno dei pilastri della nuova fase dell’automotive. Intelligenza artificiale, gemelli digitali, robotica avanzata e analisi dei dati consentono di migliorare efficienza, qualità e flessibilità produttiva, riducendo tempi di fermo e costi operativi.
In Cina, l’automazione ha già raggiunto livelli molto elevati, grazie a investimenti massicci e a una rapida integrazione delle tecnologie digitali. In Europa e nelle Americhe il percorso è più graduale, frenato da infrastrutture esistenti e da una maggiore complessità normativa e sociale. Tuttavia, la direzione è tracciata: produzione predittiva, tracciabilità in tempo reale e gestione intelligente delle scorte stanno diventando standard imprescindibili.
Non investire in una strategia data-driven significa esporsi al rischio di perdere competitività in un mercato sempre più veloce e interconnesso.
Auto connesse e nuovi modelli di business
L’ultima grande trasformazione riguarda il ruolo stesso dell’automobile. I veicoli stanno evolvendo in piattaforme digitali connesse, capaci di generare valore non solo attraverso la vendita, ma anche tramite servizi, software e abbonamenti. Funzioni on-demand, infotainment avanzato e servizi premium aprono la strada a ricavi ricorrenti, avvicinando il modello auto a quello dell’elettronica di consumo.
Non è un caso che alcuni attori provenienti dal mondo tech stiano entrando nel mercato dei veicoli elettrici con approcci orientati all’esperienza utente e all’integrazione software. Nel medio termine, questa evoluzione potrebbe ridefinire l’identità stessa dei costruttori, sempre più simili a fornitori di mobilità e servizi piuttosto che semplici produttori di veicoli.
Un settore da difendere, ma anche da ripensare
Le cinque tendenze individuate delineano un quadro chiaro: l’automotive non è in declino, ma in profonda trasformazione. Difendere il settore significa riconoscerne il valore industriale, occupazionale e tecnologico, evitando letture semplicistiche o allarmistiche. Allo stesso tempo, è evidente che restare fermi non è un’opzione.
Chi saprà investire in elettrificazione, digitalizzazione e nuovi modelli di business, mantenendo equilibrio tra sostenibilità economica e ambientale, sarà protagonista della mobilità dei prossimi anni. L’auto del futuro non sarà solo un mezzo di trasporto, ma un ecosistema complesso, connesso e integrato nella vita quotidiana.
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