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Le vendite di Tesla calano in Europa mentre cresce la pressione sul marchio

Luca Talotta
Pubblicato il 8 gennaio 2026, 05:33 (Aggiornato il 8 gennaio 2026, 08:19)
Il 2025 si sta rivelando un anno complesso per Tesla sul mercato europeo. I dati sulle immatricolazioni di dicembre confermano un calo marcato in diversi Paesi chiave, proprio mentre gli analisti internazionali rivedono al ribasso le previsioni sulle consegne globali. Un doppio segnale che riporta al centro del dibattito la posizione del marchio californiano nel contesto di una transizione elettrica sempre più competitiva e frammentata.
Il tema non è solo quantitativo, ma anche strategico. Tesla resta uno dei simboli della mobilità elettrica, ma oggi deve confrontarsi con un mercato più maturo, meno indulgente e popolato da concorrenti sempre più aggressivi, sia europei sia asiatici.
Crollo delle immatricolazioni in Francia e Svezia
I numeri di fine anno parlano chiaro. In Francia, terzo mercato automobilistico europeo per volumi, le immatricolazioni Tesla sono scese del 66% a dicembre, fermandosi sotto quota 2.000 unità. Il dato annuale è altrettanto indicativo: un calo del 37% che fotografa una difficoltà strutturale, non legata a un singolo mese negativo.
Ancora più netta la frenata in Svezia, dove a dicembre le registrazioni sono diminuite del 71%, con appena 821 veicoli immatricolati. Su base annua, il saldo è pesantissimo: -70%. Un risultato che colpisce perché arriva in un Paese tradizionalmente molto ricettivo verso l’elettrico e tecnologicamente avanzato.
Questi dati assumono un peso specifico maggiore se letti alla luce delle recenti mosse commerciali di Tesla, che ha introdotto in Europa versioni più economiche di Model 3 e Model Y. Una strategia pensata per difendere i volumi, ma che finora non sembra aver prodotto l’effetto sperato.
Concorrenza, gamma e immagine del brand
Il rallentamento europeo non nasce dal nulla. Da mesi Tesla deve fronteggiare una concorrenza sempre più strutturata, con costruttori tradizionali che hanno colmato parte del gap tecnologico e nuovi brand, soprattutto cinesi, capaci di offrire prodotti competitivi sul piano del prezzo.
A questo si aggiunge una gamma che molti osservatori considerano ormai matura, in attesa di un vero rinnovamento di prodotto. Ma c’è anche un fattore meno tecnico e più reputazionale. Le prese di posizione pubbliche del CEO Elon Musk, in particolare su temi politici europei, hanno alimentato proteste e polemiche in diversi Paesi, contribuendo a incrinare l’immagine del marchio in alcune aree dell’Europa occidentale e settentrionale.
Il risultato è una quota di mercato in flessione: tra Unione Europea, Regno Unito ed EFTA, Tesla è scesa all’1,7%, contro il 2,4% dello stesso periodo dell’anno precedente. Un arretramento significativo in un contesto in cui il mercato elettrico complessivo continua invece a crescere.
La Norvegia come eccezione virtuosa
In questo quadro complesso, spicca un’eccezione netta: la Norvegia. Qui Tesla ha chiuso il 2025 con risultati record, facendo segnare a dicembre un incremento delle immatricolazioni dell’89% su base annua e superando le 5.600 unità mensili. Nell’arco dell’anno, il marchio ha conquistato oltre il 19% del mercato automobilistico nazionale.
Un risultato che va però contestualizzato. La Norvegia rappresenta un caso unico in Europa: quasi tutte le auto nuove vendute sono elettriche e il sistema di incentivi, infrastrutture e politiche fiscali è da anni fortemente orientato a favorire i veicoli a batteria. Più che un modello replicabile, è un laboratorio avanzato che continua a premiare chi è arrivato prima.
Le consegne globali sotto osservazione
Le difficoltà europee si inseriscono in un quadro globale tutt’altro che rassicurante. Le stime degli analisti per il quarto trimestre indicano un calo delle consegne tra l’11% e il 15% su base annua. Le previsioni oscillano tra 415.000 e 440.000 veicoli, ben lontane dai quasi 500.000 consegnati sia nel terzo trimestre 2025 sia nel quarto trimestre dell’anno precedente.
A incidere è stata anche la fine del credito d’imposta federale statunitense fino a 7.500 dollari per l’acquisto di veicoli elettrici, scaduto a fine settembre. Una misura che ha anticipato parte della domanda nel trimestre precedente, lasciando l’ultima parte dell’anno più debole e meno sostenuta dagli incentivi.
Il dato forse più significativo, però, arriva dal confronto con il mercato europeo nel suo complesso. Nei primi undici mesi dell’anno, mentre Tesla ha perso il 28% delle vendite, le immatricolazioni di auto elettriche a batteria sono cresciute del 27%. Un segnale che non può essere ignorato: la transizione continua, ma non passa più da un solo marchio.
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