Bizzarrini, l'incompiuta di Giugiaro è completata dopo 64 anni

La 5300 Aperta Lusso nasce da un prototipo disegnato da Giugiaro nel '62, rimasto negli archivi. Bizzarrini dà vita a quelle forme perfette e le affianca alla 5300 GT
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Bizzarrini, l'incompiuta di Giugiaro è completata dopo 64 anni

Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 9 luglio 2026, 14:00

Tenerla nel cassetto per oltre 60 anni era una sorte che non meritava e, alla fine, ecco Bizzarrini 5300 Aperta Lusso diventare realtà. Fedele alle linee disegnate da Giugiaro per Bertone nel 1962, quando il prototipo venne pensato per trasformare la 5300 GT in una vettura scoperta che, per usare un lessico noto altrove, avrebbe avuto la configurazione Targa. Due pannelli rimovibili anziché un tetto apribile e ripiegabile dietro i sedili. Il risultato è un’opera d’arte per proporzioni, pulizia delle linee, sinuosità dei volumi. Applausi.

Al tempo, però, a metà anni Sessanta, nel 1966 per la precisione, Bizzarrini era impegnata nelle competizioni e non fece in tempo a dar vita al prototipo di Giugiaro, vista la chiusura dell'attività nel 1969.

Dieci 5300 Aperta Lusso letteralmente su misura

Oggi quell’idea trova realizzazione in 10 esemplari, tutti su commissione e con le specifiche e i dettagli realizzati sulle esigenze del committente. La prima Bizzarrini 5300 Aperta Lusso, ribattezzata La Dolce Vita, è stata personalizzata in Azzurro Gaia metallizzato e fiocchi d’oro metallizzati sulla carrozzeria; gli interni sfoggiano la leva del cambio manuale 5 marce, un Tremec, con finitura tartarugata.

La plancia è realizzata da un pezzo unico di legno d’acero europeo e lavorata con il tocco finale del pinstriping blu applicato a mano. Come tutte le finiture degli interni, in tessuto e pelle Zegna sono realizzate a mano.

La modernità dei materiali

Quel che non poteva essere realizzato a metà anni Sessanta e trova, invece, applicazione oggi sono i particolari più avanzati tecnicamente, sui materiali e l’abc della tecnologia utile a bordo.

La carrozzeria è un blocco unico in fibra di carbonio che veste il telaio fasciato in alluminio, mentre delle applicazioni in acciaio sul tunnel della trasmissione, sotto l’auto, irrigidiscono la struttura. Altro elemento moderno, i freni autoventilanti Brembo, sebbene sia stata mantenuta l’installazione entro-bordo di quelli posteriori.

I cerchi sono dei Campagnolo in magnesio, realizzati con processo di fusione. All’interno c’è spazio per l’interfaccia CarPlay, l’aria condizionata e una base di ricarica dello smartphone MagSafe. Modesti tocchi di modernità in un abitacolo con il volante Nardi in legno e alluminio che è un colpo d’occhio notevole. Diversamente dall’impianto frenante che non ha servoassistenza, il volante ha il supporto elettroidraulico, applicato sulla cremagliera e non sul piantone, per preservare il più possibile il feeling di quel che avviene tra le ruote e l’asfalto.

Il V8 Corvette ha l'iniezione ma vedi i carburatori 

L’auto ha linee mozzafiato che mandano in secondo piano la tecnica, come il motore. Si tratta di un V8 Small Block Corvette, un 5.3 litri da 405 cavalli che previsto sulle 5300 GT di metà anni Sessanta, cavalli che spingono la 5300 Aperta Lusso fino a 280 km/h. Un dettaglio trascurabile, poiché l’auto la apprezzi già da fermo, come una scultura.

Da segnalare la presenza di ammortizzatori Koni regolabili e dell’iniezione elettronica indiretta, al posto dei carburatori Weber del 1966. Con una chicca: aprendo il cofano, alla vista sembrerà di essere davanti a dei veri carburatori e non alla modernità degli iniettori.

 

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