Guerra in Iran, lievitano i prezzi di benzina e Diesel: ansia per il futuro

La chiusura dello Stretto di Hormuz e l'incertezza nell'area del Golfo rischiano di far crescere ancora i prezzi dei carburanti e l'inflazione
Guerra in Iran, lievitano i prezzi di benzina e Diesel: ansia per il futuro
© Hazhard Espinoza / LaPresse

Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 2 marzo 2026, 16:29

L’attacco condotto da Israele e Stati Uniti contro i vertici del regime iraniano ha riaperto un fronte di potenziale alta instabilità sui prezzi del petrolio e del gas liquefatto naturale. Il costoso GNL viaggia sulle metaniere e, una volta a destinazione, viene convertito allo stato gassoso e immesso nella rete.

Scenari geopolitici tutt’altro che distanti, destinati a impattare direttamente sulle tasche degli automobilisti. Vediamo allora qual è il ruolo dell’Iran come produttore di petrolio e il controllo sullo Stretto di Hormuz, strategico per il transito delle navi.

Balzo del Brent di 10 dollari

Il petrolio Brent, quello più impattante sui prezzi europei, è scambiato a oltre 79 dollari al barile. Una crescita a metà giornata dell’8,7% rispetto alla chiusura del 26 febbraio a 70,7 dollari al barile. L’impennata subita con gli attacchi in Iran e la reazione del regime con i bombardamenti in Kuwait, Dubai e l’area del Golfo, ha portato le quotazioni ai massimi da inizio anno.

Secondo gli analisti di JP Morgan, nel caso in cui la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi per oltre 6 mesi, le quotazioni potrebbero superare i 110 dollari al barile. In caso di chiusura tra uno e tre mesi, l'incremento delle quotazioni dovrebbe attestarsi sugli 80 dollari al barile.

I primi aumenti sul prezzo del pieno

Gli effetti dell’aumento delle quotazioni del petrolio si riflettono sul prezzo del carburante alla pompa, oggi già rilevato a 1,73 euro/litro per il Diesel e 1,67 euro/litro per la benzina. Uno scenario che si preannuncia in netto rialzo.

Ma la crisi in Iran non avrà un impatto diretto solo sul carburante. L’aumento del prezzo del petrolio innesca la crescita dell’inflazione, come avvenuto nell’ultima importante crisi che ha visto le quotazioni superare i 100 dollari al barile. Era il febbraio del 2022, con l’invasione della Russia in Ucraina. Da lì è partita l’escalation dei prezzi del gas e, in generale, la spirale di aumenti sui beni di consumo.

Perché è cruciale il controllo di Hormuz

L’Iran è il terzo Paese al mondo per numero di riserve petrolifere (ne detiene il 12%). Dallo Stretto di Hormuz, strategico per le rotte del petrolio, transitano ogni giorno 21 milioni di barili estratti da Iran, Kuwait, Iraq, Arabia ed Emirati Arabi. Stiamo parlando di circa il 20% del consumo quotidiano globale, stando ai dati dell’US Energy Information Administration.

D'altronde l’aumento della produzione di petrolio decisa dai Paesi dell’organizzazione Opec Plus, che riunisce Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi, Kuwait, Algeria e Oman, quantificata in 206 mila barili aggiuntivi al giorno, è davvero marginale a fronte di un consumo globale giornaliero di 100 milioni di barili.

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