Dazi, dopo le elettriche tocca alle ibride plug-in cinesi?

A Bruxelles si discute su come riequilibrare i rapporti commerciali con Pechino e le ibride ricaricabili prodotte in Cina potrebbero essere le prossime penalizzate
https://www.google.com/preferences/source?q=auto.it, auto

Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 19 giugno 2026, 15:45

Da un lato la pressione dei dazi statunitensi per l’export della produzione automobilistica europea, dall’altro l’inondazione di auto cinesi che sui 27 mercati dell’Unione europea trovano lo sbocco, con un’offerta molto aggressiva sui prezzi a un rallentamento della domanda interna anche a seguito della riduzione delle politiche di incentivi statali. Non è una posizione rosea quella del mercato europeo che fa i conti con un crescente squilibrio della bilancia commerciale con Pechino: esportazioni in leggero calo e, di fatto, tornate lo scorso anno ai livelli di inizio 2022, con 223 miliardi di euro a fronte di un volume di prodotti importati dal valore di 525 miliardi di euro.

Riequilibrare il mercato delle PHEV

È da questo squilibrio che nascono le discussioni a Bruxelles su come intervenire e, nel settore automobilistico, sono le anticipazioni del giornale tedesco Handelsblatt a indicare una possibile direzione: imporre dazi all’importazione di auto ibride plug-in made in Cina, non solo alle elettriche. Dazi, su quest’ultime, in vigore dal 2024 in misura variabile per i costruttori, in base al grado di supporto statale di cui sono state beneficiarie.

Sempre in tema di dazi sulle elettriche, negli ultimi due anni si sono susseguite voci di possibili accordi tra Bruxelles e Pechino per discutere schemi alternativi, come un prezzo minimo di vendita. Discussioni mai giunte a un provvedimento conclusivo. L’indagine per sussidi statali iniqui e in grado di alterare la concorrenza sul mercato ha puntato il dito le elettriche dei costruttori europei ma è stata miope nella misura in cui non ha intravisto il passo successivo dell’espansione tecnologica in atto a Pechino. Oltre ad avere un accesso privilegiato alle materie prime necessarie alle batterie, la capacità di ricerca e sviluppo ha presto rilanciato le ambizioni delle case cinesi sulle auto ibride plug-in, motorizzazione che nei primi quattro mesi dell’anno ha totalizzato oltre 364 mila vetture immatricolate in Europa, con una quota di mercato di case cinesi salita al 21%, contro il 7% detenuto un anno fa.

Europa e Italia premiano le Phev delle aziende

Ibride plug-in che hanno trovato la sponda di politiche europee, nonché italiane, favorevoli per il settore flotte con le recenti norme in tema di tassazione agevolata del fringe benefit, al punto da diventare il canale business un importante sbocco per la produzione di Phev cinesi. Un pacchetto di misure per contrastare, con dei dazi, le vendite delle ibride plug-in cinesi potrebbe essere discusso in Europa nelle prossime settimane, secondo le anticipazioni di stampa.

Il contesto è quello di case cinesi alle quali non è mancata la capacità di ampliare l’offerta e il terreno di sfida al di là delle elettriche, sviluppando modelli ibridi ricaricabili, elettriche con range extender e anche modelli full hybrid.

Gli investimenti cinesi nelle fabbriche europee

Il confronto tra Stati membri in Europa su come porre un argine all’espansione nel campo dell’ibrido arriva mentre si moltiplicano o si discutono gli accordi industriali tra case cinesi ed europee, con l’interesse delle prime a investire in siti produttivi negli Stati dell’Unione. L’insediamento di stabilimenti in Europa, come avvenuto per Dongfeng, Leapmotor, Byd, Chery, Geely, ha il potenziale per aggirare i dati imposti sulle auto elettriche e, in prospettiva, sulle ibride.

Sarà interessante registrare l’eventuale reazione di Pechino alla possibilità di dazi anche sulle ibride ricaricabili, dopo che alla conferma dei dazi sulle elettriche arrivò lo stop di una serie di investimenti programmati dai costruttori cinesi in Europa. Stop deciso dal governo cinese e legato alla posizione di ciascun Paese europeo sul tema dei dazi.

Ancora, sullo sfondo, va considerata la partita dell’auto Made in Europe, con i costruttori europei, in primis Stellantis, Volkswagen e Renault, favorevoli a imporre un 70% di contenuto minimo prodotto in Europa a fronte di una garanzia del 70% dei volumi di vendita nel blocco dei 27 Stati per questa tipologia di vetture. Un vincolo che, evidentemente, deve fare i conti con la quota di mercato che intendono contendere i cinesi.

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading