Non solo dazi, Europa pronta a nuove barriere verso la Cina

Con il requisito del trasferimento di proprietà intellettuale e la presenza di fabbriche in Europa, per accedere ai sussidi sulle batterie, a Bruxelles si valuta una mossa ulteriore rispetto ai dazi

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Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 20 novembre 2024, 08:01 (Aggiornato il 21 nov 2024 alle 16:13)

Dopo l'imposizione di dazi sull'importazione di auto elettriche prodotte in Cina, si prospetta un'altra barriera commerciale eretta dall'Europa nei confronti delle company cinesi.

Secondo le anticipazioni diffuse dal Financial Times, supportate da fonti accreditate, come due funzionari di Bruxelles, il legislatore europeo sarebbe sul punto di prescrivere requisiti molto rigidi per accedere allo schema di sovvenzioni e sussidi, sotto forma di finanziamenti di 1 miliardo di euro, destinati allo sviluppo di batterie. 

L'accesso ai sussidi verrebbe subordinato all'insediamento di siti produttivi in Europa e alla condivisione del know-how. Un trasferimento di proprietà intellettuale sul principale driver di costo di un'auto elettrica: la batteria.

Se gli USA chiudono alla Cina

La misura in arrivo dal legislatore europeo sarebbe una mossa per proteggere il mercato interno dal rischio che si riversi un export dalla Cina ancora maggiore, se negli USA le scelte della nuova amministrazione Trump terranno fede allo sbarramento commerciale con Pechino.

Sul tema specifico delle batterie, varrebbe fare qualche considerazione ulteriore. Non c'è solo il know how, la ricerca e sviluppo avanzata, ma soprattutto c'è una catena di valore, di approvvigionamento delle materie prime, sulla quale giganti come Catl e Byd, ma anche - ampliando all'area asiatica in generale - Panasonic e Samsung, operano da una posizione di assoluto dominio sul mercato. 

Player cinesi disponibili a collaborare?

Sulla predisposizione attesa dalle aziende cinesi in tema di trasferimento della proprietà intellettuale, vale ricordare il grado di collaborazione ottenuto dall'indagine della Commissione europea sui sussidi di cui i costruttori auto cinesi hanno beneficiato. Saic, nel contestare il metodo dell'indagine e le informazioni richieste, ha evidenziato nei mesi scorsi come alcuni passaggi fossero legati alla condivisione di quelli che il costruttore considerava essere informazioni sensibili e legate alla proprietà intellettuale. Viene da interrogarsi sulla predisposizione dei grandi player cinesi ad aprirsi e condividere il proprio know how per accedere a sovvenzioni europee complessivamente da 1 miliardo di euro. Resta da capire se il metodo prospettato sul tema dello sviluppo e produzione delle celle per batterie possa essere prodromico a uno schema simile su altri settori del "green".

Lo scenario industriale europeo, relativamente alle auto elettriche, non vive un gran momento nel 2024 che volge al termine. La domanda è debole sui grandi mercati e ha vissuto dei programmi di incentivazione all'acquisto. Piani di incentivi che, in Italia, ad esempio, sono stati di fatto aboliti nel supporto all'acquisto del prodotto per dirottare il sostegno alla filiera della componentistica.

Al tempo stesso, ricordando quanto le batterie pesino sui costi produttivi di un'auto elettrica tra il 27 e oltre il 30%, è tutta nelle mani di attori come Catl e Byd la partita sulle celle economiche al LFP e agli ioni di sodio. Soluzioni essenziali per contenere il prezzo dei modelli elettrificati (full electric e PHEV) che i costruttori puntano a introdurre sul mercato per un'offerta elettrica che si posizioni sotto i 20 mila euro.

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