L'Aftermarket messo a dura prova dallo stop dei motori termici nel 2035
Il settore, pur avendo una salute migliore rispetto al mercato dell'auto, subisce comunque delle ripercussioni, che sono state analizzate attraverso una ricerca del Centro Studi Tagliacarne per conto della Camera di Commercio di Modena

Adriano Torre
Pubblicato il 20 settembre 2024, 17:37
Le preoccupazioni del momento, legate alle scadenze fissate dalle normative europee sul taglio delle emissioni nel 2025 e sullo stop alla produzione dei motori endotermici nel 2035 ricadono anche sul settore dell’Aftermarket, pur sorretto da segnali migliori rispetto al mercato dell’auto, anche perché aiutato da un parco auto circolante che in Italia è abbastanza vecchio.
Il concetto è stato espresso da Gianmarco Giorda, direttore generale dell’ANFIA, nello splendido scenario del Circolo dei Lettori a Torino, durante un importante incontro per illustrare i risultati di una importante ricerca su “Il settore dell’Aftermarket dell’Automotive tra tradizione e innovazione” realizzata dal Centro Studi Tagliacarne per conto della Camera di Commercio di Modena in collaborazione con la Camera di Commercio di Torino e con il supporto dell’ANFIA.

Emissioni 2025: taglio difficile da raggiungere
Nel breve ma esauriente intervento, Giorda ha ricordato la forza del comparto Aftermarket, uno dei settori dell’ANFIA, reso forte da oltre 70 aziende associate, ma preoccupato per due motivi su tutto: la crisi generale, in particolare dell’economia della Germania dove la componentistica italiana ha forte esportazione (per un valore di 5,2 miliardi) e soprattutto per la difficoltà di penetrazione sul mercato delle auto elettriche: “Non vanno come si immaginava, il 12-13% in Europa, molto meno in Italia. Serve un correttivo nella normativa europea, non si può scegliere una tecnologia per legge, ma aiutare l’incremento della diffusione delle BEV e al tempo stesso trovare altre soluzioni per il 2035: le auto elettriche non possono essere l’unica soluzione futura, il taglio del 15% delle emissioni di CO2 imposto dalle normative europee è difficilmente raggiungibile, bisogna percorrere altre strade, come si legge nel Rapporto Draghi sull’Automotive, la valutazione in altro modo delle emissioni di CO2 accompagnata da altre tecnologie ad esempio lavorando sui biocarburanti… Il terzo effetto è il rischio per la filiera e l’Aftermarket del calo importante della produzione di vetture che porta una forte pressione su produttori e fornitori”.
L’ANFIA ha partecipato a tavoli di lavoro Governativi, istituzionali ma anche con Stellantis, portando una ventina di proposte concrete per creare un eco-sistema che preveda anche interventi sull’energia da produrre, auspicando un approccio neutrale e ricordando la necessità di incentivi per la produttività del settore.
Pesa come il settore agricolo
La ricerca ha evidenziato realtà importanti: il rilievo economico dell’Aftermarket emerge ancora di più se comparato con altre filiere: la sua dimensione vale 28,1 miliardi, è quasi pari al settore Agricolo (31,7 miliardi) e tre volte più pesante di quello farmaceutico (10,2 miliardi) come spiegato da Giuseppe Molinari, presidente Camera Commercio Modena. C’è urgenza però, come ricordato da Dario Gallina, presidente Camera Commercio Torino, di mantenere le strategie attuali ma come tutto il settore industriale di lavorare sull’evoluzione investendo sul digitale e sulle tecnologie green per mantenere e aumentare competitività.
Elettrico: 3 aziende su 4 senza iniziative
La ricerca è stata esaurientemente spiegata da Marco Pini (Senior Economist Centro Studi Tagliacarne) ricordando come l’Aftermarket entri almeno una volta l’anno in tutte le famiglie italiane, ricordando la necessità di effettuare il tagliando. Un settore che occupa 400 mila lavoratori, vede maggior diffusione al Nord Ovest d’Italia subito seguito dal Nord Est, ma che al di là della volontà di investire in digitale e green entro il 2026 guardando alle tecnologie 4.0, registra una scarsa attenzione verso l’elettrico dove soltanto il 5% ha elaborato strategie di riconversione delle imprese.
Tre imprese su quattro non hanno intrapreso iniziative sull’elettrico… Altra difficoltà è il reperimento di un maggior numero di figure professionali, operai e tecnici specializzati, ma anche ingegneri. Le aziende chiedono (a scalare nell’importanza numerica) contributi per l’abbattimento delle spese energetiche, il supporto per adottare tecnologie 4.0, incentivi per R&S e innovazione, supporto per accedere a nuovi mercati, un piano di politica industriale, incentivi per la riqualificazione delle competenze. Il tutto in attesa dell’impatto dei nuovi Costruttori cinesi di auto: quel che porterà è ancora tutto da scoprire.
L'intelligenza artificiale
Il convegno successivo ha affrontato tematiche importanti, tra queste l’intervento di Paola Pisano dell’Università di Torino (Economia e Gestione dell’Innovazione) che ha aperto lo sguardo spiegando come l’Aftermarket può valutare l’approccio e l’utilizzazione del supporto dell’intelligenza artificiale in particolare riferimento alla produttività, dal semplice utilizzo, alla gestione per l’elaborazione dei dati customizzati alle esigenze di quella azienda, oppure se richiedere l’appoggio di aziende del settore per uno sviluppo dell’intelligenza artificiale realizzato con determinate caratteristiche specifiche.
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